lunedì 14 gennaio 2008

Saturno contro

La spinta è arrivata. Non nuoto ma sono a galla. E' già molto. Sicuramente presto si torna a riva.
Sabato scorso mi è venuto da sorridere quando un'amica mi ha detto che è strano che io sia depressa, perchè dopo aver avuto Saturno contro per ben 2 anni, adesso sono libera. E' un evento (Saturno contro) che si ripeterà solo tra 30 anni. Devo approfittare.
Che dire? Forse a casa mia si è trovato bene e ha deciso di fermarsi un po' di più !!

venerdì 11 gennaio 2008

Un cuore incartato

Mentre sono ancora in apnea, oggi sento che è arrivata una piccola spinta. Forse sarà abbastanza per risalire e riprendere a nuotare.
Non è facile, ma so che questo momento passerà. Mi succede ogni tanto. Da sempre. Credo che sia una specie di buco nero che corrisponde ad una forte mancanza di amore. In realtà l'amore c'è. C'è ogni giorno nella mia vita: da mia figlia, dalle persone speciali che mi sono accanto, dalla mia famiglia, dagli amici. Ma quando sto così è come se tra me e loro ci fosse questo buco nero che inghiotte tutto e non lascia arrivare quel calore fino al mio cuore. E' un po' come se il cuore fosse incartato con un bel foglio di alluminio, che non lascia passare niente. E più ho bisogno di amore e più sento che non arriva. So che tutto questo dipende solo da me e che le persone che mi amano, mi amano sempre e nello stesso modo di sempre. A volte anche di più, se possibile.
Per fortuna tutto questo a volte dura qualche giorno. Altre volte anche meno. Ma comunque poi passa.
Sto risalendo piano. Il buco nero si sta stringendo. Presto starò meglio.
Un grazie speciale a chi non ha smesso di starmi accanto. A volte so che è difficile amarmi. Soprattutto quando sono io stessa che non mi voglio tanto bene.

giovedì 10 gennaio 2008

10 Gennaio 1986

Era il 10 gennaio di 22 anni fa. Ore 21.00 circa. Un uomo esce dal suo posto di lavoro. Ha finito il turno ed è stanco, ma felice perchè sa che sta tornando a casa da sua moglie e dalle sue bambine.
Arrivato alla fermata dell'autobus, proprio mentre sta salendo sul marciapiede, viene investito da un furgone. Colpito alla testa dallo specchietto sporgente. Solo questo basta per farlo cadere a terra. Il conducente sbanda ancora e fugge. Lascia l'uomo a terra. Lui viene soccorso dai colleghi che hanno visto tutto da lontano, ma non basta. 18 giorni di agonia e di coma.
Basta questo per farlo morire. Ucciso da uno sconosciuto.
Era il 10 gennaio di 22 anni fa. La mia vita e quella della mia famiglia è cambiata per sempre. Tutto è cominciato o finito lì. Non ho mai smesso di chiedermi perchè. Perchè proprio lui. Perchè proprio a me. Perchè il conducente è scappato via. Poteva forse rimanere. Lui sarebbe morto comunque, ma forse io saprei il perchè. Perchè il conducente era ubriaco. Perchè era stanco. O forse disperato.
Era il 10 gennaio di 22 anni fa. Io avevo 13 anni. Ore 07.30 am. Mio padre mi accompagna alla fermata dell'autobus per andare a scuola.
E' l'ultima volta che l'ho visto. Vivo.

martedì 8 gennaio 2008

Sottovuoto

Oggi non è una buona giornata. Niente di nuovamente tragico all'orizzonte, ma non mi sento bene. Pensavo che la malinconia, che aumenta durante le feste natalizie, fosse ormai sparita. E, invece, stamattina, uscendo di casa, insieme ad una insolita nebbia romana, mi ha avvolto una tristezza morbida. Mi sento come se fossi dentro ad una bolla d'acqua, o dentro ad un barattolo di vetro: sottovuoto. Vedo e sento tutto di ciò che mi gira intorno, ma ne percepisco solo i suoni e gli odori. Non sento il sapore, non percepisco l'essenza. Tutto rimbalza sul vetro.
Questa specie di sensazione fluttuante mi ha fatto ricordare un episodio non felice della mia vita. Quando avevo circa 17 /18 anni ero al mare con degli amici e siamo andati a fare il bagno a largo. Quando mi sono voltata verso la spiaggia per tornare indietro, l'ho vista irrimediabilmente distante e presa dal panico sono scesa sott'acqua. Stavo annegando. Non so quale forza mi abbia spinto, ma in un istante ho ripreso lucidità e sono risalita. Ho iniziato a nuotare con una rabbia che non conoscevo e, una volta arrivata sul bagnasciuga, mi sono seduta. Sola e stremata dal panico e dalla fatica, dalla rabbia e dalla forza del mare. Sono sempre andata fiera di questo episodio perchè mi ha sempre ricordato che posso essere forte. Molto forte, anche se sono sicura che per un attimo non sono stata sola, lì in mezzo al mare. Sott'acqua.
Stamattina mentre ci pensavo ho sentito tutta la stanchezza di quel giorno. Tutta la stanchezza della mia vita. Ho avuto paura perchè ho pensato che, se mi accadesse la stessa cosa in questo preciso momento, mi lascerei andare. Non spingerei e non nuoterei. Per una volta smetterei di lottare.
Consapevolmente e con la stessa lucidità di quel momento.

giovedì 3 gennaio 2008

Una canzone per te

Se fossi capace di leggere e scrivere musica questa sarebbe una canzone per te. Ma so solo scrivere le parole. La musica è nella mia testa, ma non importa perchè ognuno di noi può cantarla accompagnandola con la musica che ha nel cuore:

Sentire piano
come non ho fatto mai
il tuo profumo
anche quando non ci sei
parlare al mondo
dei tuoi occhi dolci
e dire a tutti
che sei la mia vita
urlare al vento
che ti amo
come non ho fatto ancora
sentire forte
quel sapore unico
e respirare respirare te
ogni tuo passo e
ogni tuo gesto e
ogni momento
Amami ancora
non andare via
amami ancora e
non lasciarmi andare via

lunedì 31 dicembre 2007

Buon anno


Nelle ultime ore di questo anno, per chi buono e per chi brutto, molti di noi si stanno preparando per i grandi festeggiamenti di questa sera, molti seguono invece la routine di tutti i giorni, altri partono,alcuni tornano a casa. C'è chi sogna e spera che il nuovo anno porti davvero del buono. Chi invece ha avuto tanto dall'anno che sta finendo e, forse, teme di non mantenere la sua buona sorte.

Comunque sia e ovunque siate, un augurio per un 2008 pieno di emozioni, di esperienze e, perchè no, un pizzico di fortuna!!!

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale e siate più buoni


E' Natale. Siamo tutti più buoni.

O almeno così dice la tradizione. E molti si sforzano di esserlo veramente. Chi fa donazioni ad associazioni che snobba per il resto dell'anno. Chi invita il parente che odia per il resto dell'anno. Chi chiama l'amico che non sente da una vita e gli fa gli auguri, ma se poi lo sa in difficoltà, per il resto dell'anno si guarda bene dal farsi sentire.

Credetemi: non siete obbligati ad essere più buoni. Anzi non dovete esserlo. Perchè già le feste sono stressanti con tutta l'organizzazione dei pranzi e delle cene, la divisione dei regali, le spese dell'ultimo minuto e, se uno si deve anche sforzare di essere buono, più buono, allora c'è proprio da rovinarsi. Se volete un consiglio, siate buoni e dolci con chi amate da sempre. Siate gentili solo con chi vi ispira. Chiamate e tenetevi stretti gli amici cari. E se proprio c'è una zia o un parente di qualsiasi grado che proprio non sopportate, non lo fate il sacrificio: non lo invitate.

Passerete le feste più in pace con voi stessi e questa è forse la cosa più importante. Sarete meno stressati e più sereni con chi vi sta accanto e merita un Natale tranquillo insieme a voi.
A Natale siate più buoni. Sì, ma con voi stessi.

E, per il resto dell'anno, sarà più facile esserlo con gli altri.

Buon Natale!

mercoledì 19 dicembre 2007

Anima migrante

Sono un'anima migrante
cammino nel mondo
cerco la luce nel profondo.
Sono la faccia scura della luna
che si nasconde
agli occhi degli uomini sulla terra.
Sono il cuore di un animale in fuga
che batte più forte della sua folle corsa
nel silenzio della foresta.
Sono la luce e il buio di me stessa
sono l'anima e la carne
sono il sangue e la polvere.

Sono me stessa solo nei tuoi occhi.

venerdì 14 dicembre 2007

Nota Bene

I giorni stanno passando in fretta. Sono sempre pieni di impegni e di pensieri che, a volte, arrivo alla sera in un fulmine. Senza avere mai il tempo di fermarmi e di guardare quello che sta accadendo. Vivo il tempo che passa, ma non riesco a fermarmi un attimo. Ne avrei bisogno, invece. Fino a un po' di tempo fa, la sera riuscivo a trovare il tempo per leggere e soprattutto per scrivere. Adesso metto a letto la mia bimba e poi ho ancora cose da fare e quando ho finito sono davvero troppo stanca. Dopo tanti giorni passati così, oggi, all'improvviso, mentre per l'ennesima volta mi chiedevo quando sarebbe finito questo periodo buio, mi è tornata in mente una frase che mi ha sempre aiutata, ma che avevo dimenticato.
La felicità è un viaggio, non una destinazione.
Ultimamente credo di aver interpretato di nuovo la vita come se fosse un passaggio di sofferenza che porterà chissà quale felicità futura. E invece così non è. Per quanto soffri il premio non c'è. La felicità va cercata nelle cose di tutti i giorni. Deve essere una costante della nostra vita. Così facendo, un paio di giorni fa mi sono presa un giorno di ferie e sono andata a trovare una persona che amo profondamente. Che mi fa stare bene. E' bastato poco. Una mezz'ora a chiacchierare. Una mezz'ora insieme mi ha ridato il sorriso e mi ha ricordato che si può stare bene ogni giorno. La sera stessa, mentre guardavo mia figlia appena addormentata, con la sua piccola mano appoggiata sul cuscino, ho pianto di gioia. Perchè quello che ho ogni giorno è un miracolo della vita.
La felicità è un viaggio, non una destinazione.

mercoledì 5 dicembre 2007

Urlare, piangere, respirare

Urlare.
Sì, ma quando. E dove. C'è sempre qualcuno accanto, soprattutto mia figlia e direi che proprio non è il caso. Quando lei non c'è è perchè io sono a lavoro, o sto facendo la spesa, o dal dottore o sto facendo una delle tante cose che devo fare ogni giorno. Cose del quotidiano che, per quanto noiose e tante, non mi hanno mai pesato. E invece oggi sembrano macigni.
Urlare. E' da escludere.

Piangere.
Sì. Si può fare. In macchina, mentre vado in ufficio.
In ufficio, nei rari momenti in cui non c'è nessuno. Quindi, giusto il tempo di far scendere una lacrima e trattenere il resto, perchè non si può.
Sotto la doccia. Come stamattina. Le lacrime si confondono bene con l'acqua che mi lava e quando esco le asciugo con il resto. Spariscono, come se non fossero mai scese. Perchè nessuno le ha viste. Nemmeno io.
Parlare. Sì. Si poterbbe fare, se non fosse che, in questo caso, parlare fa anche più male. Smuove i pezzi che stai tentando di tenere insieme. Con molta fatica. E risultati tutt'altro che buoni.
Aspettare. Aspettare, ancora.
E, nel frattempo, tentare di respirare.