Sono in pausa.
Molti eventi. Molte emozioni. Molti dolori. Molti pensieri.
Tante cose che non è facile spiegare a parole. Ho atteso qualche giorno per scrivere, ma ce ne saranno altri di assenza a seguire.
E' come se fossi un attimo in sospeso. Sistemo (o ci provo) e poi torno.
Ma, al momento, sono in pausa.
venerdì 21 settembre 2007
martedì 11 settembre 2007
Un pensiero perso
Ho visto i tuoi occhi stanchi oggi.
Si vede che sei in forma fisicamente. Ti curi e ti alleni. Scherzi e ridi e ti piace prendermi in giro. Ma non sorridi spesso. A volte mentre prendiamo il caffè, sembri perso. Per dei brevissmi istanti si vede che ti sei allontanato. Che hai inseguito un pensiero fino a perderlo. Poi, quando ti accorgi che ti guardo e cerco di intuire, cominci a parlare senza fermarti, per non darmi il tempo di fare domande.
In quei momenti ti trovo di una dolcezza infinita. Anche se avresti bisogno di sfogarti fai attenzione a non farmi preoccupare. Ma non ti riesce bene. Non con me.
I tuoi occhi tradiscono il peso che porti da tanto.
Vorrei fare di più. Vorrei sollevare quel peso.
Vorrei vedere un sorriso.
Si vede che sei in forma fisicamente. Ti curi e ti alleni. Scherzi e ridi e ti piace prendermi in giro. Ma non sorridi spesso. A volte mentre prendiamo il caffè, sembri perso. Per dei brevissmi istanti si vede che ti sei allontanato. Che hai inseguito un pensiero fino a perderlo. Poi, quando ti accorgi che ti guardo e cerco di intuire, cominci a parlare senza fermarti, per non darmi il tempo di fare domande.
In quei momenti ti trovo di una dolcezza infinita. Anche se avresti bisogno di sfogarti fai attenzione a non farmi preoccupare. Ma non ti riesce bene. Non con me.
I tuoi occhi tradiscono il peso che porti da tanto.
Vorrei fare di più. Vorrei sollevare quel peso.
Vorrei vedere un sorriso.
venerdì 7 settembre 2007
Il nodo
A volte non è facile capire che cosa ci ha turbato. Sapere perchè quel nodo in gola non se ne va e sforzarsi di rispedire le lacrime indietro perchè il luogo e il tempo non sono quelli adatti per dare sfogo al pianto.
Eppure oggi so che sono solo stanca. Dopo le vacanze ho preso quel poco colore che la mia pelle consente. I lineamenti sono abbastanza distesi e rillassati. Una settimana in ufficio non è bastata per vedere i nuovi segni dello stress.
Eppure oggi sono stanca. La testa non c'è. I pensieri si affollano e si intrecciano. Uno richiama l'altro: dal presente al passato. E poi di nuovo al presente. Solo di rado mi concedo uno sguardo al futuro, ma poi mi giro. Preferisco non vedere, non sognare, non sperare.
Non chiedo molto. Oggi vorrei solo appoggiarmi. Solo una volta nella mia vita vorrei potermi appoggiare. Girarmi e vedere gli occhi di qualcuno e chiedergli aiuto. E senza indugiare, sentirmi dire: "Oggi non ti devi preoccupare. Oggi ci penso io a questa cosa." So che non è possibile, almeno per me. Almeno adesso. So che questo momento passerà, presto. Che probabilmente già stasera sarà "passato".
Ma questo "presente" mi fa sentire sola. Di nuovo sola. Ancora sola.
Eppure oggi so che sono solo stanca. Dopo le vacanze ho preso quel poco colore che la mia pelle consente. I lineamenti sono abbastanza distesi e rillassati. Una settimana in ufficio non è bastata per vedere i nuovi segni dello stress.
Eppure oggi sono stanca. La testa non c'è. I pensieri si affollano e si intrecciano. Uno richiama l'altro: dal presente al passato. E poi di nuovo al presente. Solo di rado mi concedo uno sguardo al futuro, ma poi mi giro. Preferisco non vedere, non sognare, non sperare.
Non chiedo molto. Oggi vorrei solo appoggiarmi. Solo una volta nella mia vita vorrei potermi appoggiare. Girarmi e vedere gli occhi di qualcuno e chiedergli aiuto. E senza indugiare, sentirmi dire: "Oggi non ti devi preoccupare. Oggi ci penso io a questa cosa." So che non è possibile, almeno per me. Almeno adesso. So che questo momento passerà, presto. Che probabilmente già stasera sarà "passato".
Ma questo "presente" mi fa sentire sola. Di nuovo sola. Ancora sola.
giovedì 6 settembre 2007
Ieri. Alla stazione
Ti ho visto ieri alla stazione. Ti sei avvicinato camminando lentamente. No, non per farmi attendere ancora, ma per gustare quel momento per te inaspettato. Per riprendere fiato. C'è stato un istante di timore. Hai forse avuto paura che la tua presenza potesse turbare il mio piccolo angelo. E, invece, come se ti conoscesse da sempre, lei ti ha parlato. Senza quasi salutarti, come se aspettasse quel momento da molto e non ci fosse più voglia di attesa e di convenevoli inutili. Lei ha parlato e risposto in modo semplice. Così naturale che ho avuto l'impressione che ti parlasse da sempre.
Mi ha ricordato il nostro primo incontro. Anche per noi, quel giorno, i saluti sono stati rapidi, quasi superflui. Abbiamo cominciato immediatamente a raccontarci le nostre vite. Come due persone che si conoscono da sempre, ma non si sono viste per tanto tempo. Troppo. E allora la voglia di far partecipe l'altro di tutto quello che ha perso della nostra vita è così tanta che ci sommergiamo di parole. I discorsi diventano fluidi. Morbidi. Il cuore si apre come per magia e tutto diventa facile. E' accaduto a noi quel giorno. E' accaduto a voi ieri.
E' stato speciale.
L'ho visto nei tuoi e nei suoi occhi.
L'ho sentito nel mio cuore.
Mi ha ricordato il nostro primo incontro. Anche per noi, quel giorno, i saluti sono stati rapidi, quasi superflui. Abbiamo cominciato immediatamente a raccontarci le nostre vite. Come due persone che si conoscono da sempre, ma non si sono viste per tanto tempo. Troppo. E allora la voglia di far partecipe l'altro di tutto quello che ha perso della nostra vita è così tanta che ci sommergiamo di parole. I discorsi diventano fluidi. Morbidi. Il cuore si apre come per magia e tutto diventa facile. E' accaduto a noi quel giorno. E' accaduto a voi ieri.
E' stato speciale.
L'ho visto nei tuoi e nei suoi occhi.
L'ho sentito nel mio cuore.
lunedì 3 settembre 2007
Cambiamenti
Non avevo proprio torto quando dicevo che le cose sarebbero cambiate. Tutto cambia, o meglio, al rientro è cambiato il "mio modo". Di vedere e di affrontare la mia vita e quello che ci gira intorno. All'inizio dell'estate la mia situazione personale ha avuto una svolta pesante (nel bene e nel male). L'estate è servita a leccare un po' le ferite. A riprendere fiato. Sono stata parecchio in giro. Mi sono concessa vacanze, ma anche spensieratezze che, in realtà, non avrei potuto permettermi. Mi sono lasciata andare. L'ho fatto per poter accumulare di nuovo le energie necessarie. Adesso che sono rientrata le concessioni sono finite. I problemi e le situazioni che ho lasciato a "meditare" sono ancora lì ed è il momento di affrontare tutto quello che ho lasciato. Forse perchè non avevo più le forze. Forse perchè non era il momento. Ma non si può lasciare la propria vita in sospeso per troppo tempo. Vivere è VIVERE. Non vedere la mia vita che scorre per conto suo. Questo non vuol dire che non mi lascerò più andare e che non mi concederò più qualcosa per me. Solo che ora le priorità sono cambiate. Non avrei potuto affrontare tutto questo durante l'estate. Dopo un periodo molto intenso e molto duro non avevo veramente più la forza e la mente per farlo. Le ferite erano (e in parte sono) davvero profonde.
Adesso è il momento. Adesso si ricomincia. Adesso si parte.
La felicità è un viaggio, non una destinazione.
Adesso è il momento. Adesso si ricomincia. Adesso si parte.
La felicità è un viaggio, non una destinazione.
venerdì 24 agosto 2007
Tempo di vacanza
Tempo di vacanza. Ancora un giorno di lavoro (oggi) e poi in vacanza. Ci saranno, al mio ritorno, nuovi profumi e nuove vite incontrate. Faranno parte indelebile di un prossimo passato.
Nuovi racconti.
E' vero che le esperienze, anche quelle leggere come le vacanze, ci cambiano lentamente e inesorabilmente, ma, stavolta, ho come l'impressione che al mio ritorno nulla sarà lo stesso. Nemmeno io.
Forse è un timore. O forse è una speranza.
Intanto si parte.
Nuovi racconti.
E' vero che le esperienze, anche quelle leggere come le vacanze, ci cambiano lentamente e inesorabilmente, ma, stavolta, ho come l'impressione che al mio ritorno nulla sarà lo stesso. Nemmeno io.
Forse è un timore. O forse è una speranza.
Intanto si parte.
martedì 21 agosto 2007
Gli occhi di mia madre
Ieri sera ti ho vista. Come tante altre volte, ma con occhi diversi. Mentre parlavo con la persona che mia sorella ed io abbiamo scelto per prendersi cura di te, tu camminavi silenziosa per casa. Non c'è una meta per te. Passi dalla camera della nonna all'ingresso, dalla cucina al salotto. Poi di nuovo attraverso l'ingresso arrivi in camera tua e torni di nuovo indietro. Sei così silenziosa. A volte mi guardi. Apri la bocca come per dire qualcosa, ma il suono che esce ha un significato solo per me. Chi ci è vicino non ti può capire. Sei dimagrita molto. Sei più magra ogni volta che ti vedo. Mi chiedo se un giorno arriverò qui e sarai semplicemente sparita. Senza dolore. Senza rumore. Come adesso che continui a camminare. I vestiti che ti stanno larghi ti fanno sembrare ancora più minuta. Quel bel seno orgoglioso che avevi non si nota nemmeno più. Se non fossi certa che sei viva penserei di avere la visione di un fantasma. Sei quasi eterea.
I tuoi occhi.
I tuoi occhi, un tempo, all'inizio della malattia erano persi. Se li guardavo non sapevo dove mi avrebbero condotto. Forse, all'inizio, ti rendevi conto di quello che ti stava accadendo e la paura del vuoto che ti attendeva, disorientava la tua mente e i tuoi pensieri giravano senza fine e senza meta. Come fai tu adesso, mentre cammini fra le stanze di questa grande casa.
I tuoi occhi, adesso, sono più piccoli. Quando ero una bambina mi dicevi che ero nata con degli occhi molto belli e molto grandi. Che i miei occhi erano rimasti così ed io ci ero cresciuta intorno. I tuoi occhi sembrano essersi ridimensionati. Sono così piccoli, ma così intensi nel colore come nell'espressione. Parlano. Dicono le parole che tu non riesci più a dire. Muovono le tue mani e le parti del tuo corpo che la tua mente non riesce più a comandare. I tuoi occhi mi inchiodano. Come hanno sempre fatto. Ad un passato di dolore.
Il tuo e il mio, quando papà non c'è più stato.
Sei invecchiata in fretta. Sono cresciuta in fretta.
Mia figlia mi dice che se smetterò di mangiare tornerò bambina come lo è lei adesso. Lei mangerà tanto e diventerà grande, così lavorerà al posto mio e mi darà da mangiare con il cucchiaino, mentre sto seduta nel seggiolone.
Forse è quello che è accaduto a noi. Io sono cresciuta, anche se non mi sono mai nutrita molto. E tu sei diventata bambina. Non hai mai smesso di nutrirti, ma non hai più assaggiato la vita. Ti sei lasciata andare perchè la vita stessa ti aveva chiesto troppo. E quando hai pensato che le tue figlie potessero fare da sole sei andata via. Hai chiuso la porta della mente.
Noi, in realtà, avremmo avuto ancora bisogno di te. Delle tue alzate di testa, come dei tuoi consigli, del tuo amore come della tua follia.
Ma, guardando quegli occhi, so che se non fossi fuggita dalla realtà, un giorno la vita avrebbe spaccato il tuo cuore. E, quando guardo quegli occhi, non è necessario che tu dica nulla. So che mi vuoi bene e che sarai sempre con me.
Ti voglio bene, mamma.
I tuoi occhi.
I tuoi occhi, un tempo, all'inizio della malattia erano persi. Se li guardavo non sapevo dove mi avrebbero condotto. Forse, all'inizio, ti rendevi conto di quello che ti stava accadendo e la paura del vuoto che ti attendeva, disorientava la tua mente e i tuoi pensieri giravano senza fine e senza meta. Come fai tu adesso, mentre cammini fra le stanze di questa grande casa.
I tuoi occhi, adesso, sono più piccoli. Quando ero una bambina mi dicevi che ero nata con degli occhi molto belli e molto grandi. Che i miei occhi erano rimasti così ed io ci ero cresciuta intorno. I tuoi occhi sembrano essersi ridimensionati. Sono così piccoli, ma così intensi nel colore come nell'espressione. Parlano. Dicono le parole che tu non riesci più a dire. Muovono le tue mani e le parti del tuo corpo che la tua mente non riesce più a comandare. I tuoi occhi mi inchiodano. Come hanno sempre fatto. Ad un passato di dolore.
Il tuo e il mio, quando papà non c'è più stato.
Sei invecchiata in fretta. Sono cresciuta in fretta.
Mia figlia mi dice che se smetterò di mangiare tornerò bambina come lo è lei adesso. Lei mangerà tanto e diventerà grande, così lavorerà al posto mio e mi darà da mangiare con il cucchiaino, mentre sto seduta nel seggiolone.
Forse è quello che è accaduto a noi. Io sono cresciuta, anche se non mi sono mai nutrita molto. E tu sei diventata bambina. Non hai mai smesso di nutrirti, ma non hai più assaggiato la vita. Ti sei lasciata andare perchè la vita stessa ti aveva chiesto troppo. E quando hai pensato che le tue figlie potessero fare da sole sei andata via. Hai chiuso la porta della mente.
Noi, in realtà, avremmo avuto ancora bisogno di te. Delle tue alzate di testa, come dei tuoi consigli, del tuo amore come della tua follia.
Ma, guardando quegli occhi, so che se non fossi fuggita dalla realtà, un giorno la vita avrebbe spaccato il tuo cuore. E, quando guardo quegli occhi, non è necessario che tu dica nulla. So che mi vuoi bene e che sarai sempre con me.
Ti voglio bene, mamma.
giovedì 16 agosto 2007
Mal di testa
Continuo a sostenere che quando le giornate cominciano male è meglio lasciare perdere. Non c'è rimedio e non c'è soluzione, perchè il resto di quella giornata non sarà certo meglio.
Oggi è così.
Mi ero abituata così bene a dormire che queste ultime notti insonni mi stanno distruggendo e mi rovinano irrimediabilmente la giornata. Sono ormai svariate le notti in cui dormo poco e vengo tormentata da incubi, che non sempre ricordo ma che mi lasciano una sensazione brutta, una specie di peso, di magone. Cerco di non pensarci. Ma oggi c'è qualcosa di diverso. La nottataccia mi ha lasciato anche un latente mal di testa. Era già lì quando mi sono svegliata dai brutti sogni, ma era appena accennato. Con il passare delle ore si è silenziosamente intensificato. Si è ramificato ed ora è molto più intenso. Insistente. Martellante. Dominante.
Sì dominante. Perchè sta condizionando la mia giornata. E non voglio permetterlo. Vorrei annientarlo, ma siccome non ho nessuna intenzione di pranzare non posso nemmeno prendere una pillolina miracolosa che lo faccia andar via.
E allora che cosa vuoi ?? Direte voi. Niente. Volevo solo condividere. Si dice mal comune mezzo gaudio. Speravo forse in un miracolo, ma niente. Mi tengo il mal di testa e torno quando sto meglio.
E non so se è colpa del mal di testa, ma oggi sembrano tutti scontrosi, vanno tutti troppo di fretta e il "clima" si sta mettendo davvero male.
Mi auguro che la giornata migliori !!
Oggi è così.
Mi ero abituata così bene a dormire che queste ultime notti insonni mi stanno distruggendo e mi rovinano irrimediabilmente la giornata. Sono ormai svariate le notti in cui dormo poco e vengo tormentata da incubi, che non sempre ricordo ma che mi lasciano una sensazione brutta, una specie di peso, di magone. Cerco di non pensarci. Ma oggi c'è qualcosa di diverso. La nottataccia mi ha lasciato anche un latente mal di testa. Era già lì quando mi sono svegliata dai brutti sogni, ma era appena accennato. Con il passare delle ore si è silenziosamente intensificato. Si è ramificato ed ora è molto più intenso. Insistente. Martellante. Dominante.
Sì dominante. Perchè sta condizionando la mia giornata. E non voglio permetterlo. Vorrei annientarlo, ma siccome non ho nessuna intenzione di pranzare non posso nemmeno prendere una pillolina miracolosa che lo faccia andar via.
E allora che cosa vuoi ?? Direte voi. Niente. Volevo solo condividere. Si dice mal comune mezzo gaudio. Speravo forse in un miracolo, ma niente. Mi tengo il mal di testa e torno quando sto meglio.
E non so se è colpa del mal di testa, ma oggi sembrano tutti scontrosi, vanno tutti troppo di fretta e il "clima" si sta mettendo davvero male.
Mi auguro che la giornata migliori !!
giovedì 9 agosto 2007
Angeli e Demoni
Ieri sera è arrivato un Angelo in casa mia. Ognuno di noi ne ha uno accanto. Angelo è chi ti protegge e ti aiuta. Chi sta lì e ti ascolta in silenzio, anche quando le cose che dici possono far male nel profondo. Chi ti parla scegliendo le parole per toglierti dal cuore il peso che non ti fa piangere. Che non ti fa dormire. Ti toglie la paura e l'angoscia del domani. Il mio Angelo c'è sempre. Anche quando non lo vedo so che c'è. Nei miei pensieri, nel mio cuore, nel mio stomaco. In ogni posto. Fuori e dentro. E' quello che mi fa felice.
So che questa felicità ha un prezzo.
Arriverà un giorno il Demone che è rimasto nascosto tutto il tempo. Non è intervenuto quando mi ha visto ridere. Non si è presentato quando ha sentito la mia gioia. Non ha urlato per svegliare il mio sonno e non ha disturbato la mia serenità. Ma quando l'Angelo si allontana, anche solo per qualche momento, allora il Demone arriva. A volte è silenzioso, sottile. E' come un lieve mal di testa. Un sassolino nella scarpa. A volte irrompe con tutta la sua forza.
E sono lacrime.
Non importa. Ora. Se vivessi ogni momento aspettando il Demone, non potrei essere felice. Mai. Nemmeno quando c'è il mio Angelo.
La felicità è un viaggio. Non una destinazione.
So che questa felicità ha un prezzo.
Arriverà un giorno il Demone che è rimasto nascosto tutto il tempo. Non è intervenuto quando mi ha visto ridere. Non si è presentato quando ha sentito la mia gioia. Non ha urlato per svegliare il mio sonno e non ha disturbato la mia serenità. Ma quando l'Angelo si allontana, anche solo per qualche momento, allora il Demone arriva. A volte è silenzioso, sottile. E' come un lieve mal di testa. Un sassolino nella scarpa. A volte irrompe con tutta la sua forza.
E sono lacrime.
Non importa. Ora. Se vivessi ogni momento aspettando il Demone, non potrei essere felice. Mai. Nemmeno quando c'è il mio Angelo.
La felicità è un viaggio. Non una destinazione.
giovedì 2 agosto 2007
Racconti d'estate 4 - Vampiri e farfalle
Dopo il caldo torrido dei giorni scorsi, la temperatura serale si è fatta più gradevole. Nonostante questo, è ancora necessario tenere la finestra aperta. La serata è andata bene: cena tra amiche e tante chiacchiere. Sarà stata la cena abbondante (rigorosamente preparata da me), sarà stato il vino fresco e gradevole, l'ora tarda e gli argomenti trattati, di cui ad un certo punto abbiamo perso il controllo, ma non riesco proprio a prendere sonno. Mi giro e rigiro nel letto. Non è il caldo: la finestra aperta lascia entrare una brezza fresca e gradevole. Spengo la tv, tanto non mi aiuta. Piano piano riesco a scivolare in una specie di dormiveglia, dove tutto è sogno, ma sembra realtà. In questo stato di assopimento i pensieri frullano in testa e si confondono, si trasformano in altri pensieri: cambiano i fatti e i personaggi, cambiano gli stati d'animo e la percezione del vero si fa più confusa.
All'improvviso mi sembra di sentire un rumore. Sono distratta dal turbinio mentale e capirne la provenienza e la natura è impossibile. Penso allora di essermi sbagliata. La finestra della camera da sulla strada. Potrebbe essere stato chiunque. O, qualunque cosa. Un auto. Un barbone. Un gatto. Di nuovo. Un fruscio, forse. Sì ma da dove. Vorrei capire meglio, ma, adesso che sono sulla via del sonno, non voglio interrompere la magia. Non voglio svegliarmi.
Di nuovo. Adesso ho un sussulto. Sono sveglia. Al terzo tentativo era prevedibile.
Apro gli occhi. Mi bruciano un po'. Con l'aiuto della luce dei lampioni accesi in strada, cerco di scrutare la stanza. Niente, ma il rumore si sente sempre e viene dall'interno della casa. Sono sola e non ho molte alternative. Mi faccio coraggio e mi alzo dal letto per andare a controllare.
In genere le tenebre hanno il potere di amplificare e modificare la realtà. Un piccolo rumore, un rubinetto che gocciola, un vicino che gironzola per casa insonne possono diventare incubi.
Comunque, vado. Accendo le luci. Prima all'ingresso e poi in salotto. Niente. Poi la stanza degli ospiti. Il ripostiglio. I bagni. Prima uno e poi l'altro. Niente. Spengo tutto e torno verso la mia stanza da letto. Proprio quando mi sto per sdraiare di nuovo, un altro rumore alle spalle. Un'ombra. Ma non ho il tempo di girarmi. Mi sento afferrare per un braccio. Faccio un mezzo giro e cado sul letto. Cerco di divincolarmi, mi oppongo ma è più forte. Sento qualcosa che affonda nel collo. Un dolore acuto. Sono denti. E' un vampiro. Ma è possibile? Sento ancora un affondo. Faccio ancora un tentativo di fuga, ma è inutile. Adesso mi sento debole. Mi mancano le forze e mi lascio andare. E' come addormentarsi. Cado in un sonno profondo.
Ore 07.00am: un rumore forte mi fa sobbalzare. E' la sveglia che mi dice che è ora di andare a lavoro. D'improvviso mi viene alla mente quanto è accaduto stanotte. Spio intorno ma non c'è nessuno. D'istinto mi porto la mano al collo. Non c'è niente. Niente ferite. Niente sangue. Poco più in là, morta sul letto una falena. Forse ho lottato con lei stanotte ed io ho avuto la meglio. Che scema a pensare di essere stata aggredita da un vampiro.
Vado in bagno per la doccia. Mi guardo allo specchio per controllare se sono presentabile o meno. Sul collo, niente ferite, niente sangue. Ma due punti rossi. Come il segno di un morso. Non indago e mi butto sotto la doccia. Comincia una nuova giornata.
All'improvviso mi sembra di sentire un rumore. Sono distratta dal turbinio mentale e capirne la provenienza e la natura è impossibile. Penso allora di essermi sbagliata. La finestra della camera da sulla strada. Potrebbe essere stato chiunque. O, qualunque cosa. Un auto. Un barbone. Un gatto. Di nuovo. Un fruscio, forse. Sì ma da dove. Vorrei capire meglio, ma, adesso che sono sulla via del sonno, non voglio interrompere la magia. Non voglio svegliarmi.
Di nuovo. Adesso ho un sussulto. Sono sveglia. Al terzo tentativo era prevedibile.
Apro gli occhi. Mi bruciano un po'. Con l'aiuto della luce dei lampioni accesi in strada, cerco di scrutare la stanza. Niente, ma il rumore si sente sempre e viene dall'interno della casa. Sono sola e non ho molte alternative. Mi faccio coraggio e mi alzo dal letto per andare a controllare.
In genere le tenebre hanno il potere di amplificare e modificare la realtà. Un piccolo rumore, un rubinetto che gocciola, un vicino che gironzola per casa insonne possono diventare incubi.
Comunque, vado. Accendo le luci. Prima all'ingresso e poi in salotto. Niente. Poi la stanza degli ospiti. Il ripostiglio. I bagni. Prima uno e poi l'altro. Niente. Spengo tutto e torno verso la mia stanza da letto. Proprio quando mi sto per sdraiare di nuovo, un altro rumore alle spalle. Un'ombra. Ma non ho il tempo di girarmi. Mi sento afferrare per un braccio. Faccio un mezzo giro e cado sul letto. Cerco di divincolarmi, mi oppongo ma è più forte. Sento qualcosa che affonda nel collo. Un dolore acuto. Sono denti. E' un vampiro. Ma è possibile? Sento ancora un affondo. Faccio ancora un tentativo di fuga, ma è inutile. Adesso mi sento debole. Mi mancano le forze e mi lascio andare. E' come addormentarsi. Cado in un sonno profondo.
Ore 07.00am: un rumore forte mi fa sobbalzare. E' la sveglia che mi dice che è ora di andare a lavoro. D'improvviso mi viene alla mente quanto è accaduto stanotte. Spio intorno ma non c'è nessuno. D'istinto mi porto la mano al collo. Non c'è niente. Niente ferite. Niente sangue. Poco più in là, morta sul letto una falena. Forse ho lottato con lei stanotte ed io ho avuto la meglio. Che scema a pensare di essere stata aggredita da un vampiro.
Vado in bagno per la doccia. Mi guardo allo specchio per controllare se sono presentabile o meno. Sul collo, niente ferite, niente sangue. Ma due punti rossi. Come il segno di un morso. Non indago e mi butto sotto la doccia. Comincia una nuova giornata.
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