mercoledì 22 settembre 2010

CHIUSO



Già! Non l'avrei mai detto, ma è arrivato il momento di chiudere il blog. Tante volte ci ho pensato questo ultimo anno, ma ho lasciato correre perchè immaginavo fosse solo un capriccio. Invece....
Questo ultimo anno sono accacdute tante cose. Tutto è iniziato (o forse finito) con la morte di mia madre. Mi ha portato via tanto e mi ha regalato di più. Ora non ho più cose da dire in questa sede....quello che penso lo condivido ogni giorno con chi mi è stato accanto, con chi non ha mai mollato nemmeno quando mi ha vista disperata e con chi mi sorride ogni giorno...anche se a volte c'è davvero poco da ridere.
Un grazie speciale va a chi è in questo blog perchè vuol dire che ha avuto un ruolo
importante nella mia vita, a chi ha letto ogni riga felice o triste, frizzante o noiosa che fosse e infine a chi ha aperto questo blog ed è scappato in quello accanto.
CIAO

giovedì 12 agosto 2010

Un anno che fa

Cara mamma,

oggi é esattamente un anno che non ci sei più. E' stato un periodo lungo. Mi sembra passato un secolo da quella sera, quella telefonata, quell'ultimo giorno. Quello che è stato poi somiglia alla notte: mesi di buio, di fatica per rimettere a posto la vita, per allineare di nuovo la mia esistenza. La notte si è trasformata lentamente in alba. Adesso è giorno, mamma. E forse solo grazie a te ho trovato la forza per ritrovare me stessa, per ricostruire il mio mondo mettendoci dentro quello che di più prezioso mi ha dato la vita. Dopo che te ne sei andata, molti sono rimasti nelle mie giornate, qualcuno si è riavvicinato, altri si sono defilati. Ho faticato tanto per accettare tutto, ma i doni che mi hai fatto in questo periodo sono stati la linfa che mi ha salvata. Mi hai donato una nuova esistenza, una nuova vita e l'amore per ogni giorno che respiro.
Mi manchi e so che qualcosa tra noi è ancora sospeso, ma la certezza del tuo amore ha schiarito la mia notte.
Ti voglio bene, mamma

domenica 23 maggio 2010

SILENZIO

.....che fa rumore nel cuore

martedì 18 maggio 2010

L'educazione sentimentale

Mi chiedo spesso, ultimamente, se, una volta curato il dolore, torneranno ancora i sentimenti. Molto di quello che è accaduto nei tempi più e meno recenti mi ha portata a costruire solide barriere, a tirare su muri ben fatti e resistenti a parecchi tentativi di sfondamento. E dire che io a tirar su muri sono davvero brava. Mio papà, tra le altre cose, era anche ottimo muratore.
Scherzi a parte, non ho davvero il cuore di ghiaccio, ma forse è vero che in una routine quotidiana di vita, di modi e di incontri, purtroppo senza tanto sforzo, mi tengo alla larga dalle grandi emozioni, dagli scossoni, da ciò che potrebbe portare sorprese, non sempre belle, ma forse nemmeno sempre brutte. Non è facile per me accorgermene perchè intorno a questo meccanissmo ci ho ricostruito intorno la mia vita. Se il terreno emotivo non è più che sicuro (la casa, la famiglia e gli amici più stretti) io sfuggo abilmente a quasi tutto quello che potrebbe sconvolgere un equilibrio tutto mio e - ovvio dire a questo punto- solo apparente. Apparente perchè mai messo alla prova.
La domanda vera riguarda allora la possibilità di rieducare il corpo e soprattutto la mente all'emozione e ai sentimenti. L'educazione o rieducazione riguarda non il provare un sentimento o un emozione, ma il viverli. Potrebbe apparire la medesima cosa, ma c'è una sottile differenza. Io sono capace di amare nelle varie forme e provo emozioni più o meno forti, ma non le vivo veramente, eccetto quando la vita (per fortuna) prende il sopravvendo e mi travolge senza che io possa intervenire.
In generale è la mia razionalità che interviene preservandomi da ogni "rischio".
E forse questo è legato anche alla mia paura più grande che è quella della follia, del mancato controllo di se stessi e delle proprie reazioni...ma questa è un'altra storia.
Credo sia arrivato per me il momento di iniziare la mia educazione sentimentale.

lunedì 10 maggio 2010

Rose rosse


E' lunedì. Come ormai accade da un po', questa è l'ora che esco dallo studio della mia Doc. L'aria è appena frizzantina. La pioggia non c'è, ma le pozze a terra dicono che ha smesso da poco ed il cielo scuro promette che ce ne sarà ancora. Mi sento un po' più leggera. Accade sempre dopo Doc, ma a volte, come stasera, accade anche di sentire il dolore. Di nuovo.
Sono già sotto la metro e mentre aspetto mi siedo e mi fisso a guardare un ragazzo indiano. Ha il viso più stanco del mio e negli occhi lo sguardo di chi non ha molto da perdere. Forse ha già perso abbastanza. Ha un bel mazzo di rose bianche, rosa e molte rosse. Destinate a coppie assediate nei ristoranti del centro. Penso che io rose rosse non ne ho avute mai e questo mi fa sentire più triste. Non so perchè ma il dolore si scioglie nel petto e, invece di andarsene, si allarga come una macchia d'acqua senza freno. Cerco di ricordarmi, ma sono proprio sicura: non ho mai ricevuto in regalo un mazzo di rose, rosse. Mi chiedo perchè proprio ora mi sembri così importante.
Arriva la metro e salgo. Faccio solo una fermata ma basta per sentire una ragazza alle mie spalle che chiede all'indiano quanto viene una di quelle rose. - 2 euro.-
Non c'è contrattazione e lei la compra. Si apre la porta. E' la mia fermata. La goccia di lacrima che ho trattenuto fino a quel momento scende con me dal treno. Continuo ad avere l'immagine delle rose davanti agli occhi mentre penso che per curare le ferite non guarite bisogna tenerle pulite e, per pulirle, è necessario tenerle aperte.
Ma stasera fa stranamente tutto troppo male.

mercoledì 31 marzo 2010

La fine perfetta di una giornata qualunque


Una giornata come tante. Cappuccino al bar e poi a lavoro. Senza sosta fino a ora pranzo. Giretto veloce tra i negozi del centro per schivare l'immagine dello schermo del pc che ti rimane incollata agli occhi anche quando l'hai spento.
Ancora un pomeriggio "de fuego" tra mail e quelle piccole cose o persone che sembrano fatte apposta per rovinarti una giornata.
Finalmente le 18. Anzi mancano 5 minuti quando Vale mi dice che la metro non funziona. Penso ad un pesce d'aprile anticipato e invece....è tutto vero. Mi faccio coraggio e penso che se arrivo a piedi fino a piazzale Flaminio riesco a prendere il primo bus verso casa. Non si può descrivere quello che ho trovato. Il piazzale invaso dai bus navetta che sostituiscono la metro rotta. Gente che si spinge e quasi si strappa i capelli per salire sul primo mezzo che passa, a volte senza nemmeno sapere dove si va. Accidenti!! Mi dico. Mi giro e dalle sbarre del cancello d'ingresso si vede un po' del verde di Villa Borghese. Penso: quasi quasi faccio un pezzo a piedi finchè non trovo una fermata meno affollata. Mi convinco e mi incammino. Cuffiette nelle orecchie con musica a tutto volume. Mi guardo intorno e mi abbraccia il verde della Villa. Da lontano si vede il Muro Torto invaso dalle auto in fila, ma la musica ha tolto l'audio al rombo dei motori, ai clacson e a tutto il rumore che c'è intorno. Prendo il ritmo e invece di cercare una fermata, anche quando esco dalla Villa continuo a camminare. Si perde il piacere del parco, delle aiuole e del prato. Degli alberi e del terreno sterrato sotto le scarpe. Ma è come camminare sulle nuvole. Si liberano le tensioni e si ammorbidisce il sorriso. Canticchio camminando. Non lo faccio mai. Io canto solo sotto la doccia. Mi dispaice per quelli che vedo schiacciati sui bus che mi passano accanto. Pigiati all'inverosimile. Mi rendo conto che non sono fortunati quanto me. Io tutto sommato qualche chilometro a piedi e arrivo a casa. Magari loro vivono molto più lontano e non hanno scelta. Quasi senza accorgermene arrivo a casa. A piedi. Tanta strada, garantisco. Non importa. La sensazione è meravigliosamente bella.
Entro in casa e il gatto mi guarda mentre si stiracchia e fa un gigantesco sbadiglio. Vuole convincermi che è stanco davvero.
E' la fine perfetta di una giornata qualunque.

domenica 21 marzo 2010

Amore e Odio


Mi chiedo quale sia il confine vero tra l'amore e l'odio. Io non credo che siano due sentimenti davvero così opposti. La mia amica dice che la odio. Lo dice perchè la tratto male e con freddezza quando lei mi confessa che è stanca di vivere e che non ce la fa a rimanere in questo mondo. Vuole e spera che il suo isolamento dalla realtà diventi definitivo e che possa vivere nel suo mondo di fantasia, fino alla fine dei suoi giorni. Questo mi fa troppo male. Provo a consigliarle un aiuto. Ma lei insiste. E sembra davvero decisa. Sì, è vero. A questo punto sento che i sentimenti cambiano forma. L'amore si carica di un peso che non è il suo. Si appesantisce e compare un filo di rabbia che alimenta il disagio. Arriva una fitta al centro del petto. Rimane come un macigno appoggiato sul seno.
L'amore ha terminato la sua veloce trasformazione. Ora è odio.
L'odio per un'altra persona che mi sta lasciando. La paura mi assale all'improvviso. E' più che paura. E' panico. Ho perso troppe persone per sopportare ancora una volta. Io che dico sempre di non conoscere il sentimento dell'odio, mi accorgo che ho già sentito quel movimento. Mi sono già trasformata altre volte. Solo non lo ricordavo. Ho odiato l'uomo che ha ucciso mio padre e ho nascosto l'odio dietro a un finto perdono che mi ha frustato tutta la vita. Ho odiato il padre di mia figlia quando mi ha fatto male e ha distrutto quello che una famiglia rappresenta nel più profondo. Ho odiato un uomo che non ha scelto me e ha spezzato il mio mondo fragile dove avevo appena ricostruito la possibilità di un sogno. Ho odiato mia madre perchè non ha voluto lottare per se stessa. Ha preferito abbandonarsi alla malattia che cancella la memoria del dolore, ma anche quella dell'amore. Odio la mia amica che vuole fuggire da tutto e da tutti perchè dice che la forza non c'è più. L'ha persa e comincia a non ricordare dove dovrebbe andare a cercarla.
Odio me stessa. Perchè non ho avuto la forza di lasciare andare mio padre e mi sono tormentata nel dolore della sua perdita per un tempo infinito. Mi odio per la mia incapacità di tenere insieme la mia famiglia. Mi odio per non aver legato al mio cuore l'amore con un nodo, impossibile da sciogliere. Mi odio per non aver combattuto la malattia di mia madre al posto suo. Perchè nemmeno io ne ho avuto la forza e mi odio per averla vista morire ogni giorno senza saperla aiutare. Mi odio perchè se la mia amica non dovesse tornare veramente io mi sento già impotente e so che non saprei trattenere nemmeno lei.
Mi chiedo quale sia il confine vero tra l'amore e l'odio e mi rendo conto che, forse, se non hai mai odiato, non puoi dire di conoscere veramente il sentimento dell'amore.

martedì 16 marzo 2010

Musica

Se sei in ufficio e non sai che musica ascoltare stamattina oppure vuoi, generosamente, far scegliere ai tuoi colleghi....pensaci bene !!
Comunque stamattina, dopo un giro di Festival (di Sanremo 2010), abbiamo cominciato con le canzoni a richiesta e non vi potete nemmeno immaginare che cosa è uscito fuori.
Siamo partiti da "Su di noi" di Pupo, siamo passati per "Tu sei l'unica donna per me" di Alan Sorrenti. Vi risparmio il resto e vi dico solo che siamo finiti al meglio del repertorio dei Ricchi e Poveri.
Viva la musica !!!

sabato 13 marzo 2010

Promessa

La mia migliore amica si lamenta perchè non scrivo più. Ha ragione. Che dire. Anche io vorrei, ma un po' non trovo il tempo e un po' sto ancora cercando di sistemare tutte le mie cose. Lo so che nella vita non potrò mai mettere tutto a posto ma anche se vorrei è difficile per me ora riuscire a scrivere ed esprimere tutto quello che si muove dentro. Con la promessa di tornare presto ai bei vecchi tempi con tanti post, vi lascio una canzone: Per tutta la vita - Noemi. Emozionanti la musica e le parole e belle anche le immagini di questo video.

martedì 16 febbraio 2010

La mia anima fragile

Anima fragile
che sei cresciuta nei giorni di odio
e di guerra
Le bombe cadute intorno
hanno minato il tuo spirito
e rotto il tuo tenero equilibrio

Hai strappato a questa avida terra
i fiori della felicità e hai pagato
con un lutto che,
profondamente,
ha inciso il tuo cuore
e la tua mente

Ogni giorno hai sfilato dalla tua memoria
un ricordo
Hai ridato al mondo ogni sua promessa non mantenuta
ogni gesto d'amore
ogni passo, ogni riso
e il nome delle tue figlie

Madre mia,
ho raccolto io, ogni giorno,
ciò che hai lasciato indietro

Lo custodisco
insieme all'amore che mi hai dato,
al sale delle tue lacrime
e al tuo sguardo spaventato
che trovo, quotidiano, allo specchio
quando vedo i miei occhi

giovedì 4 febbraio 2010

Mare agitato




Agitata. Come mare d'inverno. Mosso dal vento e da correnti nascoste.

martedì 2 febbraio 2010

Passaggi di memoria



Una giornata di ottobre. Un pranzo in una delle più belle e sfiziose taperie di Barcellona. Nel cuore della città. Immersi uno negli occhi dell'altro. Parole, piccoli gesti. Sorrisi. Il tempo passa e se ne perde la percezione e la pesantezza del suo trascorrere.
Meraviglioso pomeriggio. Resterà nel cuore e il suo pensiero si conserverà nella mente per uscire fuori ogni tanto a rallegrare la giornata.
Quei ricordi che hanno fatto tanto male per tanto tempo ora portano un sorriso semplice e dolce.
Il bene che ho ci sarà. Non "per sempre".
Ma "SEMPRE".

venerdì 29 gennaio 2010

Paloma

Dicen que por las noches
no más se le iba en puro llorar;
dicen que no comía,
no más se le iba en puro tomar.

Juran que el mismo cielo
se estremecía al oír su llanto,
cómo sufrió por ella,
y hasta en su muerte la fue llamando:

Ay, ay, ay, ay, ay cantaba,
ay, ay, ay, ay, ay gemía,
Ay, ay, ay, ay, ay cantaba,
de pasión mortal moría.

Que una paloma triste
muy de mañana le va a cantar
a la casita sola
con sus puertitas de par en par;
juran que esa paloma
no es otra cosa más que su alma,
que todavía espera
a que regrese la desdichada.

Cucurrucucú paloma,cucurrucucú no llores
Las piedras jamás, paloma,
¿qué van a saber de amores?

Cucurrucucú, cucurrucucú,
cucurrucucú, cucurrucucú,
cucurrucucú,paloma,no le llores




Paloma di Caetano Veloso - dal film "Parla con lei" di Pedro Almodovar

Traduzione Dicono che durante la notte
non se ne andò più via piangendo
dicono che non mangiava
non se ne andò più via tormentato
Giurano che lo stesso cielo
si sia straziato sentendo il suo canto
come ha sofferto per lei
e anche alla sua morte la stava chiamando:

Ay, ay, ay, cantava
ay, ay, ay piangeva
ay, ay , ay cantava
di passione mortale moriva

Che una colomba triste
di mattino presto gli và a cantare
alla casina sola
con le sue porte aperte
giurano che questa colomba
altro non sia che la sua anima
che spera ancora
che la sfortuna torni indietro

Cucurucucù colomba
cucurucucù non piangere
Le pietre giammai, colomba, che possono sapere dell'amore?

giovedì 21 gennaio 2010

Il potere dell'acqua e la forza del fuoco


Tutte le mattine guardo il fiume.
Quando la metropolitana esce all'aperto, prima della fermata di Lepanto, sbircio dal finestrino per carpire almeno un pezzetto dell'acqua densa del Tevere. A volte le vetrate sono appannate, altre i vetri del vagone sono coperte dalle scritte e dai disegni dei writers. E allora non c'è possibilità.
Stamattina, come tante, sono scesa a Piazzale Flaminio e ho fatto a piedi il tragitto fino in ufficio. Ho costeggiato un pezzo del fiume e ho girato su Ponte Regina Margherita. Ho visto l'acqua scorrere sotto i miei piedi. Meraviglioso. L'acqua mi calma sempre il cuore. Il mare, il fiume, il lago. Non importa. Placa ogni sussulto e ogni stretta. Mi sono fermata ancora qualche secondo: sembrava che mi venisse incontro per avvolgermi e coccolarmi.
Qualche volta mi capita di vedere i canottieri che escono dal circolo e si dirigono a nord del fiume. Anche se fa freddo, anche se è appena iniziata la pioggerellina fitta e fredda che entra nelle ossa e ti accompagna la giornata. Li invidio e mi piacerebbe accompagnarli. Guardo l'ora e devo affrettare il passo per andare in ufficio.
Mentre cammino distratta, mi saltano in testa i pensieri dell'amore. Mi sorprendono e si aggrovigliano i ricordi come i corpi sul letto. Tutte insieme arrivano le sensazioni calde, le parole sussurrate, il sudore, i rumori del fare all'amore. Il cuore è in tempesta e il corpo lo segue.
Mi giro a dare un ultimo sguardo all'acqua, ma l'acqua che scorre non ha potere sulla forza del fuoco.
Sorrido e inizio la mia buona giornata.

domenica 10 gennaio 2010

E' passato

E' passato. Finalmente.
Il Natale. Il Capodanno. Tutto il resto. I giorni frenetici delle feste mi sembrano già lontani.
Forse perché la voglia mettere una distanza era davvero tanta. Mi sforzo sempre di vedere il bello di queste occasioni, ma alla fine prevalgono i sentimenti. E quello che ti manca e che lascia un vuoto dentro di te durante il resto dell'anno, chissà perché sembra diventare un abisso. Si alimenta ogni giorno: prima con le luminarie, poi con le decorazioni natalizie, poi con le telefonate di auguri. Anzi no. Ormai si fa tutto per e-mail o sms. Che peccato. Dovrebbe essere un'occasione anche per sentirsi di più e invece abbiamo abolito anche questo.
Per fortuna c'è My Joy. Lei mi salva sempre, anche se alcune ferite non le può curare nemmeno lei.
Quest'anno c'era un altro posto vuoto a tavola a ricordare che qualcuno non c'è più.

Non riesco nemmeno a trovare le parole.
E' meglio che le feste siano andate. Domani torno a lavoro. La routine a volte da conforto.
E speriamo che sia un anno migliore.

mercoledì 16 dicembre 2009

La musica. Il canto. La messa.

Domenica ore 07.30am.
Lo so che potrei dormire. Ma sono già fuori casa. Del resto non ho chiuso occhio tutta la notte. Perché dovrei dormire proprio ora. Passo a prendere la mia amica e partiamo. Stiamo andando a Loro Ciuffenna. Il nome del paese è particolare. Quasi buffo. Stiamo andando a sentire la Filarmonica che suona alla festa di Santa Cecilia. A parte noi, temo che non ci saranno altri fans che arriverano da fuori. Nemmeno da fuori delle mura del paese. Comunque. Non è a questo che penso mentre aspetto. Quello che ho in mente è il sole dell'estate, il caldo di quella stanza troppo vuota d'amore e troppo piena di insetti simili a zanzare, messi a decorare la parete grigia della casa di riposo. Quello che ho in mente è che mi appoggio con la schiena alla mia amica mentre guardo portare mia madre in chiesa, sperando che la mia amica possa tenere un po' del mio dolore, mi viene in mente la pioggia, ma non sono certa che quel giorno ci fosse. Quello che affolla la mente è la luce all'alba mentre guardo sorgere il sole dietro le colline di Loro Ciuffenna. Per un momento ho paura che sia stato un errore tornare. Qui ho cercato una pace e un sollievo che non ho trovato nei giorni del lutto. Qui ho trovato una natura meravigliosa che non ha consolato il cuore, non ha placato la mente, non ha asciugato le lacrime.
Mentre guido e siamo quasi arrivate arriva ancora la paura che il tempo torni indietro e che non avrò scampo dai ricordi e dal dolore. Io che mi perdo se mi fate fare il giro del palazzo, mi ricordo, invece, ogni strada ogni particolare. Il benzinaio poco dopo l'uscita dell'autostrada. Dove girare. Dove andare, dove fermarmi.
Ormai sono qui.
Sembra tutto irreale e quando chiedo al gestore del bar dove sta la chiesa dove fanno il concerto, mi risponde che non lo sa. Lui non è di qua. Forse sto dormendo e sto sognando. Come fa il gestore del bar, in centro, sulla piazza principale a non sapere che oggi c'è la festa qui, grande festa con tanto di pranzo sociale e Banda sonora.
Invece è vero. Usciamo perchè è l'ora e seguiamo una pia donna. Con lei andiamo sul sicuro. Infatti arriviamo in chiesa. Tutto pronto. Il coro per i canti. Il prete per la messa. La Banda per il concerto.
E' la prima volta che sento la Banda. All'inizio sono stordita. Poi la musica entra nelle orecchie e nel cuore. Quasi quasi piango. Poi mi trattengo. Non voglio lasciare su questa terra, che non mi ha fatto torti, solo le mie lacrime. Non si asciugherebbero più e non potrei tornarci. E invece ci voglio tornare. Qui. Qui sono venuta ad accompagnare i miei pensieri e i miei ricordi di figlia come ho accompagnato la bara di mia madre alla sua tomba. Qui voglio tornare per scavare e ritrovarli ogni volta. Se piangessi anche oggi non avrei il coraggio di tornare e tutto andrebbe perso.
Tutto finisce. La musica. Il canto. La messa.
Andiamo a salutare il Maestro. A guardarlo potrebbe mettere soggezione. Ha uno sguardo particolare, ma si vede che è un'anima sensibile. Trasmette gioia anche quando gli occhi si fanno più grigi. Ci presentiamo da estranei ma parliamo e ci congediamo come amici di vecchia data. Tutti sembrano conoscerci da tempo. E' come se parlassero col banchista del bar del centro, che sta lì da una vita e sa tutto di tutti.
Il resto è un viaggio verso casa, fatto di emozioni nuove. Prendo qualcuno dei pensieri che ho lasciato qui la prima volta. Tutti non posso ora. Non ce la farei. Ma mi prometto di tornare a prenderli. Magari uno alla volta e di aggiungerne altri. Altri pensieri. Altri ricordi. Altre persone. Che mi aiuteranno a riportare a casa un pezzo di cuore.

Il corpo sa tutto

Sono svenuta.
Qualche giorno fa sull'autobus nr 80 Express. O meglio, mi sono sentita male sull'autobus. Mi sentivo stretta e costretta dalla calca che c'era. In questi giorni di follia "pre-natale", sembra che la gente venga vomitata, all'improvviso, per le strade e poi inghiottita dai negozi e dalla metropolitana e dagli autobus. Ma non divaghiamo.
Insomma, mi rendo conto che sto per svenire e invece di chiedere aiuto decido di scendere alla fermata. Nella poca luce che vedo in fondo al tunnel buio che omai oscura la vista intravedo le porte che si aprono. E scendo.
Sono certa che è solo l'aria che mi manca. Ma la boccata gelida che entra nei polmoni e rinfresca il viso non basta. Il buio non si dilegua e questo mi spiazza.
Io sono stoica. Per natura, forse. Per educazione, probabile. Per stupidità, quasi certamente.
Non chiedo aiuto.
Mi avvicino (credo barcollando) ad uno dei negozi di antiquariato di fronte alla fermata. Mi appoggio alla porta, ma non si apre. Mi basterebbe qualche secondo seduta e sarei salva.
Perchè non ho chiesto di farmi sedere sul bus? Sono stoica io.
Busso. Ma niente. Ecco sale il panico. Non basta essere forti. Non serve razionalizzare.
Il cerchio scuro si chiude. Sparisce la lucina che era rimasta in fondo e svengo.
Finalmente.
Mi riprendo in pochi secondi. Scossa dal suono ovattato di una voce che mi chiede se mi sento male. Sì. Sono sdraiata per terra. Sono svenuta. Ovvio che mi sento male. Quando mi rendo conto che il vecchietto è in ansia mi tiro su. Seduta. La mia prima preoccupazione è tranquillizzarlo. Non serve l'ambulanza-sto bene-ora vado a casa. Ma non mi lazo. Mi fa male la testa. Ho sbattuto per terra. Arriva il ghiaccio preso al bar accanto. Arriva l'ambulanza. Firmo per andare a casa. Non ci vado al pronto soccorso. Saluto e ringrazio chi ha avuto cura di me per pochi minuti. Chi non mi ha scambiata per una sbandata lasciandomi in terra con la sua indefferenza. Vado a casa.
Finalmente al sicuro della tana valuto il danno.
La testa fa male e tanto. Lo stomaco fa i capricci. Le idee sono confuse. L'orgoglio è ferito. Non solo perchè non ce l'ho fatta a tenere tutto sotto controllo, ma perchè ho perso conoscenza. Ho perso coscienza. Di me. Di me stessa. E poichè il corpo sa tutto, questo è un segnale per dirmi che lui mi può disubbidire perchè senza coscienza di sé e senza conoscenza di sé stessi noi non esistiamo.
Il mio corpo, qualche giorno fa, mi ha detto che io non esisto. Mi sono annullata negli impegni quotidiani, nel lavoro e in My Joy. Impegnando ogni istante a cancellare un pezzetto di me. Ogni scusa è buona per rinunciare a qualcosa che sia solo per me. Che dia voce e concretezza ai miei desideri, corpo ai miei sentimenti, vita ai miei sogni. La paura di essere felice o anche solo di soddisfare me stessa è stata più forte. Come dice Vasco "se hai bisogno di una scusa, io ne ho tante, te ne posso dare una". Io non ne ho tante. Ne ho alcune e una molto forte. My Joy mi tiene al mondo, ma io a volte la uso per proteggermi da tutto. I figli sono la scusa socialmente maglio accettata di questo mondo. Se non esco perchè non ho trovato chi mi tiene My Joy, se non vado in palestra o a correre perchè non voglio togliere altro tempo a lei, se riununcio a tante cose per lei posso essere solo una brava madre. Il resto non conta per la società e allora il problema non esiste.
Ma ignoriamo spesso che il corpo sa tutto e, quando usiamo la nostra mente contro di noi, il corpo provvede a mandarci segnali più o meno forti.
Il mio mi ha detto che per lui non esisto. Non posso dargli torto. E su questo dovrò lavorare un po'.
Un consiglio di lettura: Il corpo sa tutto di Banana Yoshimoto.

giovedì 3 dicembre 2009

Eppure...

Ti aspetto.
Sì, lo so. Sembra strano. Dopo tanto tempo.
Dopo tanto dolore, dovrei aver smesso di credere all'amore.
Di desiderare ancora. Di sperare che un sogno diventi realtà.
Che un desiderio si avveri.
Eppure...
Ti aspetto. Mi guardo intorno mentre cammino e vado a lavoro.
Anche stamattina, tra le nuvolette del mio respiro e i miei pensieri
svagati, ho pensato ancora una volta che tu potessi aspettarmi all'angolo.
Accanto al mio nuovo ufficio. Dove non sei ancora stato mai.
Aspettarmi lì, per chiedermi di fare colazione insieme mentre sorridi
soddisfatto per la mia faccia sorpresa. E felice.
Hai ragione. Anche io provo a soffocare ogni giorno tutto questo.
Ma, a volte, la vita e i sentimenti sono più forti di qualsiasi veleno
possiamo usare per farli morire. E quando ci sembra che tutto sia
stato messo a tacere all'improvviso una voce ci chiama dal buio
dei nostri giorni.
Sono certa che quando sarò vecchia, una mattina uscirò a fare una
passeggiata sotto casa col mio cane sgangherato, girerò l'angolo
e all'improvviso mi aspetterò di trovarti lì e, se non ci sarai, i passanti mi
sentiranno commentare....."Eppure..."

So che è assurdo ma ogni giorno è più difficile dimenticarti.

domenica 29 novembre 2009